Telecom Italia ribadisce che l'integrazione tra Seat e Tin.it è stata condotta con la massima trasparenza e nel pieno rispetto della normativa vigente

30/05/2001 - 12:00

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In relazione all´articolo pubblicato oggi dal quotidiano "La Repubblica" con il titolo "Seat, la Procura di Torino indaga sui conti di Telecom", a firma di Carlo Bonini e Giuseppe D´Avanzo, Telecom Italia intende ribadire che l´integrazione tra Seat Pagine Gialle e Tin.it è stata condotta con la massima trasparenza in ogni sua fase e nell´interesse del mercato e degli azionisti, nonché nel pieno rispetto della normativa vigente e dei principi di corporate governance.

Si è trattato di una delle più importanti operazioni di sinergia industriale, che ha dato vita a un protagonista di dimensioni internazionali in uno dei settori più avanzati dell´economia. Tale operazione, inoltre, è passata al vaglio del Tribunale e della Procura di Torino nell´ambito del processo di omologazione della fusione tra Seat e Tin.it.

In merito ai contenuti dell´articolo in questione, Telecom Italia ritiene comunque necessario fare alcune precisazioni.

In primo luogo, in ordine alla posizione degli amministratori Roberto Colaninno ed Emilio Gnutti, è opportuno ribadire che la Società ha già comunicato ufficialmente come gli interessati, in occasione della delibera assunta dal Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia il 15 marzo 2000, riguardante l´acquisizione di Seat Pagine Gialle e il processo di integrazione con Tin.it, abbiano informato il Consiglio stesso e il Collegio Sindacale, che ne presero atto, della situazione di teorico conflitto di interessi che li riguardava, per effetto della partecipazione detenuta indirettamente in Huit, società che a sua volta controllava Seat Pagine Gialle. Conseguentemente i due amministratori si astennero dalla votazione, come prevede la normativa in vigore.

La partecipazione detenuta indirettamente in Seat dagli amministratori Roberto Colaninno ed Emilio Gnutti era, peraltro, di dimensioni assolutamente marginali in quanto scaturiva dalla partecipazione indiretta detenuta dal ´97, attraverso un fondo chiuso di investimento, in Seat Pagine Gialle dalla società Hopa SpA, della quale Roberto Colaninno ed Emilio Gnutti possedevano rispettivamente il 5,04% e il 6,78% del capitale sociale. Tali quote determinavano partecipazioni indirette nel capitale di Seat Pagine Gialle pari, alla data del 15 marzo 2000, a circa lo 0,034% per la quota riferita a Roberto Colaninno e a circa lo 0,046% per la quota riferita a Emilio Gnutti.

Con il voto favorevole di tutti i consiglieri presenti, fatta eccezione per le due astensioni, venne infine assunta un´articolata e motivata deliberazione sulla cui base furono conferiti al Presidente e Amministratore Delegato Roberto Colaninno i poteri necessari per il concreto avvio e compimento dell´operazione.

Anche alla luce della forte valenza industriale e strategica del progetto Seat-Tin.it, unanimemente condivisa dai membri del Consiglio, le finalità perseguite con l´integrazione vennero espressamente definite durante il Consiglio come "correttamente presentate al mercato e certamente lecite".

Quanto, invece, alle ipotesi di conflitto di interessi cui fa riferimento l´articolo riguardanti il dottor Lorenzo Pellicioli quale destinatario di compensi sotto forma di quote del capitale di Huit II (società che controllava all´epoca la maggioranza del capitale di Seat PG), va rilevato che tali compensi erano previsti da un accordo che risaliva al 7 luglio 1997, stipulato tra i soci che si erano aggiudicati la gara per la privatizzazione della Seat.

Tale accordo, cui Telecom Italia aderì nel successivo mese di agosto 1997, non poteva dunque avere nessuna oggettiva connessione con il progetto di integrazione tra Seat e Tin.it avviato nel marzo del 2000 a seguito delle intese tra i soci di maggioranza di Seat, raccolti in Huit, e Telecom Italia. Ai sensi delle norme vigenti nessuna informazione a tale riguardo doveva essere inclusa nei progetti o nei prospetti di scissione o di fusione relativi all´integrazione tra Seat e Tin.it. Dei compensi previsti a favore del dottor Pellicioli le Società Seat e Telecom Italia hanno dato comunque puntuale comunicazione al mercato attraverso annunci a pagamento pubblicati sul quotidiano Il Sole 24 ore del 6 e del 20 agosto 2000, ripresi in articoli di stampa in quegli stessi giorni.

In quanto amministratore delegato della società (Seat) oggetto della vendita e non parte contrattuale - sulla base del progetto approvato dai soci di controllo di Seat e da Telecom Italia nel marzo 2000 - il dottor Pellicioli non poteva trovarsi in conflitto di interessi.

Nella sua relazione annuale all´Assemblea degli Azionisti il Collegio Sindacale di Telecom Italia ha esaminato le operazioni relative all´integrazione tra Seat e Tin.it, sottolineando "la conformità alla legge e allo statuto sociale e a generali criteri di razionalità economica delle suddette operazioni", escludendo il configurarsi di situazioni di conflitto di interesse e concludendo di non avere riscontrato "operazioni atipiche e/o inusuali effettuate con terzi, parti correlate o infragruppo".