Gli operai di linee: i guardiafili

24/04/2009 - 10:00

  • Gli operai di linee: i guardiafili
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Arrampicati sopra gli alti pali delle linee aeree o in cima a lunghe scale di legno poggiate sui muri delle case, i guardafili erano operai specializzati nella manutenzione delle reti aeree. A loro era affidato il compito di monitorare e, nel caso, di intervenire su una parte cospicua della rete, lungo il percorso che andava dalle centrali fino agli edifici e alle singole case degli abbonati.
Insieme alle operatrici di centrale e le telefoniste, i guardafili furono sicuramente tra le figure di lavoratori più famigliari e note nella storia del telefono.
Era un lavoro rischioso che presupponeva sicure abilità fisiche e l’acquisizione di specifiche certificazioni.

Gli  attrezzi  del mestiere: le staffe montapali

L’attrezzatura necessaria al lavoro sui pali consisteva in scale, staffe e cinture, oltre ai consueti strumenti dell’elettricista e più in particolare del giuntista.
Per poter salire in cima ai pali, la cui altezza poteva variare dai 7,50 ai 9 metri, i guardafili si servivano delle cosidette “staffe montapali”che venivano legate ai piedi tramite cinghie di cuoio.  Sulle staffe erano fissati degli arpioni in metallo curvi che consentivano l’arrampicata. Le cinture di sicurezza, che assicuravano i guardafili al palo, erano cinghie in cuoio fissate alla cintura per mezzo di un moschettone.

La scala italiana

La cosiddetta “scala ad elementi innestati”, conosciuta anche come “scala all’italiana”, permetteva di montare scale diverse che potevano arrivare ad altezze vertiginose, sino a 21 m, praticamente l’altezza di un palazzo all’incirca di 5 piani.

Per poter operare con scale di una lunghezza superiore ai 15 metri, i guardafili dovevano essere muniti di un certificato di idoneità rilasciato appositamente dai Vigili del Fuoco. Non era consentito montare scale superiori a 21 m.
Solitamente il montaggio della scala procedeva sulla parete in modo progressivo, aggiungendo un pezzo alla volta fino ad arrivare all’altezza necessaria; solo per gli interventi che prevedevano l’appoggio della scala direttamente sul cavo i guardafili potevano montare la scala, non più di due pezzi alla volta, sul terreno e poi issarla tutta insieme successivamente.
Nella fase di montaggio e durante le operazioni di intervento sui fili telefonici, i guardafili dovevano operare almeno in coppia, affinchè fosse sempre assicurata la presenza di una persona a sorvegliare la base della scala.

La formazione

Le 5 società concessionarie telefoniche (Stipel, Telve, Timo, Teti e Set) e, dopo il 1964, la Sip,
provvedevano alla formazione dei guardafili attraverso corsi che si svolgevano nella varie scuole aziendali sparse in tutta Italia.
Nel Laboratorio Guardafili del Centro di formazione di via Tripoli a Torino si potevano compiere varie esercitazioni: tesatura di circuiti, legatura di conduttori agli isolatori, formazione di losanghe, raccordo di circuiti ai distributori, giunzione e saldatura di cavo sottopiombo, fino alla realizzazione simulata di reti in cavo.
Nel cortile interno dell’edificio (a cui fanno riferimento le immagini) era inoltre allestita un’apposita palestra, adeguatamente attrezzata, dedicata all’esercitazioni: palificazioni esterne consentivano all’allievo guardafili di imparare a salire utilizzando tutta l’attrezzatura del caso; una parete in legno permetteva il montaggio della “scala all’italiana” sotto l’attenta sorveglianza di funzionari dei Vigili del Fuoco.
Oggi la figura del guardafili  non esiste più. Al suo posto è il Tecnico SAT (Sistema Assistenza Totale) che, oltre alle linee di fonia, cura soprattutto le linee a banda larga che portano a casa degli abbonati tutta la gamma dei nuovi prodotti e servizi.

Fonti di riferimento

  • Centro di Istruzione Professionale SIP- Società italiana per l’esercizio telefonico p.a. 1a Zona (Stipel), Sip – Stet, 1968
  • Preveniamo gli infortuni, edito a cura di ASCOT – Associazione nazionale delle società concessionarie telefoniche, 1957