Anni Trenta: le colonie marine per i figli di operai e impiegati

15/07/2005 - 00:00

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Le prime colonie marine, e poi montane, promosse da filantropi dell'aristocrazia e della borghesia risalgono agli ultimi decenni dell'800.

Le colonie marine, originariamente destinate ai bambini più poveri, erano state un'invenzione ottocentesca, espressione di quella filantropia fondata sulla cosiddetta "religione laica", ovvero sulla certezza che il progresso della scienza avrebbe assicurato felicità, pace sociale e con ciò la redenzione delle plebi.
A propagandare per primo l'idea che la "cura del mare" (talassoterapia) fosse la migliore prevenzione contro la tubercolosi, allora conosciuta come scrofolosi, malattia che falcidiava i bambini delle classi poveri, era stato il medico fiorentino Giuseppe Barellai a partire dalla metà del secolo. Le prime colonie marine, e poi montane, promosse da filantropi dell'aristocrazia e della borghesia risalgono agli ultimi decenni dell'800. A partire dal primo novecento promotori delle colonie, destinate a bambini poveri a cui per un mese veniva garantito vitto abbondante, igiene nonché una severa esperienza di disciplina, furono, oltre alle municipalità, anche le cooperative legate al movimento operaio. Dopo la guerra furono in prima fila le grandi aziende, in collegamento con l'Opera nazionale Balilla. Al 1924 risalgono le prime colonie per i figli degli operai Fiat, mentre al 1927 quelle promosse dal Gruppo Sip, che negli anni successivi, e soprattutto negli anni Trenta, intensificò la sua azione. Dalle Relazioni che annualmente il Consiglio di Amministrazione STIPEL presenta alla Assemblea degli azionisti, si apprende che nel 1932 la Cassa mutua malattie per il personale operaio aveva inviato alle colonie marine, per la durata di un mese, 172 figli dei propri soci; nel 1933 i figli di operai che beneficiarono delle vacanze in colonia, sulle spiagge liguri, furono 209; nel 1934 si arrivò a 263 e l'anno successivo, non più però in Liguria ma sull'Adriatico, i bambini in colonia furono 285. Il numero salì a 338 l'anno successivo mentre nel 1937 furono 384. Nel 1937 si diede la possibilità anche agli impiegati di mandare i figli in colonia, partecipando però con una quota pari a 100 lire. Nel 1938 le richieste erano salite a 464. L'anno successivo, il 1939, le richieste furono ancora in aumento raggiungendo la cifra di 524. Diminuirono leggermente nel 1940, ma le colonie quell'anno, "per ordini superiori" non si fecero. Il 10 giugno Mussolini aveva infatti dichiarato guerra alla Francia e alla Gran Bretagna e pochi giorni dopo, il 14, Genova fu bombardata dal mare dalle flotte inglese e francese. I locali di Misano Mare, che avevano per tanti anni ospitato i bambini dei dipendenti della società telefonica, furono messe a disposizione del Partito Nazionale Fascista.

Fonti: Stipel, Relazioni del CdA alle assemblee annuali degli azionisti, 1932-1937 e Stipel, Verbali del CdA, 1937-1941