La prima telefonista

07/02/2003 - 00:00

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Con la diffusione della teleselezione nazionale e internazionale,   le “signorine” di un tempo, affiancate da tanti colleghi maschi,  sono diventate operatrici di “call centre”.

Chi è stata in Italia la prima “signorina” addetta al centralino telefonico? Non c'è una documentazione affidabile per dare una risposta certa. In un articolo comparso sul Corriere della Sera, poi ripubblicato nel 1927 nella rivista aziendale della Sip “Sincronizzando…”, si fa però  il nome della milanese Edvige Calvi, pubblicandone anche il severo ritratto. La signorina Calvi era stata centralinista a partire dal 1881, cioè dall'anno in cui a Milano vennero installati i primi apparecchi telefonici. Nel 1926, in occasione del suo quarantacinquesimo anno di attività, la sua “fedeltà” al servizio telefonico venne elogiata dallo stesso Giangiacomo Ponti, direttore generale della Stipel, in una cerimonia alla presenza di tutto il personale dell'allora nuova azienda telefonica. La signorina Edvige viene descritta come una vecchietta “svelta, chiacchierina e zelante”, così zelante che “nemmeno durante lo sciopero del 1901 volle mancare” al lavoro, a differenza delle colleghe che invece “tumultuarono”. Nell'articolo la “messa a riposo” dell'anziana dipendente diventa un pretesto per ripercorrere le tappe del servizio telefonico, concentrandosi sulla figura della centralinista “tanto bistrattata dall'impazienza e dal nervosismo degli abbonati” e così “spesso vittima oscura se pure non silenziosa di un'aspra e snervante fatica”.

Effettivamente il lavoro delle centraliniste, nei primi decenni del secolo, non era un lavoro per niente leggero: costrette a vivere in un continuo squillare di telefoni svolgevano, in un primo tempo in piedi, un lavoro ripetitivo, monotono e snervante, utilizzando apparati tecnologici del tutto inadeguati causa di continui disservizi. Negli anni '20 i medici riscontrarono addirittura una certa frequenza di lesioni nervose e otopatie fra le addette alla commutazione. Quella della centralinista era per certi versi una figura professionale di tipo nuovo: si trattava di un lavoro non specializzato, quasi esclusivamente femminile (solo il lavoro notturno, in un secondo tempo,  fu affidato agli uomini), che non era assimilabile né al lavoro in fabbrica né a quello impiegatizio specializzato delle dattilografe e delle stenografe. L'essere centralinista, inoltre, comportava il dovere entrare “in contatto” con persone sconosciute, per la maggior parte di sesso maschile,  configgendo così con uno dei tabù più resistenti delle “ragazze per bene”. Effettivamente, negli anni pionieristici dell'esercizio telefonico, non era raro che le telefoniste venissero aprioristicamente giudicate in maniera negativa e, a volte, anche ingiuriate. La conquista della “rispettabilità”, per tutto ciò,  divenne una necessità, tanto per le “signorine” quanto per le stesse aziende telefoniche che da esse erano rappresentate presso gli utenti. Il recupero della dignità della categoria passò attraverso i corsi di formazione, che preparavano le giovani ad essere prima di tutto “cortesi” ma al tempo stesso a tenere le distanze dagli utenti troppo intraprendenti, e dall'applicazione di  un rigido regolamento disciplinare, alla cui osservanza  erano  preposte le austere “capoturno”. L'obiettivo di “valorizzazione” delle centraliniste da parte delle nuove concessionarie, che dal luglio 1925 gestirono il servizio telefonico in Italia, fu anche perseguito attraverso l'organizzazione di cerimonie, encomi e premi. La festa di pensionamento per la signorina Calvi, ricordata come prima telefonista d'Italia,  ne è un esempio.

Quando alla metà degli anni  Venti le centrali a commutazione manuale cominciarono ad essere sostituite da quelle automatiche le centraliniste vennero salutate con un certo sollievo ma anche con un lieve sentimento nostalgico. In realtà la figura della centralinista continuò a sopravvivere e le “signorine” rimasero indispensabili per tutti i servizi speciali e per i collegamenti interurbani e internazionali.
Oggi, dopo  la diffusione della teleselezione nazionale e internazionale,   le “signorine”, affiancate da tanti colleghi maschi,  non sono affatto scomparse. Hanno  cambiato per certi versi pelle diventando operatrici di “call centre”, alle quali gli utenti si rivolgono continuando a considerarle la prima “interfaccia” delle aziende, telefoniche e non.