Voci di guerra

11/11/2002 - 00:00

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Con la guerra i telefoni divennero per tutti – militari e civili – un mezzo di comunicazione cruciale e tuttavia d'uso difficile.

Durante la seconda guerra mondiale mutarono i comportamenti e le abitudini di vita di tutti. Si imposero nuovi «accessori», come la maschera antigas indossata da questa impiegata degli uffici della Stipel ritratta in una foto conservata presso l'Archivio storico Telecom Italia.
Con la guerra i telefoni divennero per tutti – militari e civili – un mezzo di comunicazione cruciale e tuttavia d'uso difficile: le linee telefoniche erano sottoposte ai massicci controlli delle autorità militari e di polizia e il diminuito potere d'acquisto di stipendi e salari ne rendeva sempre più caro l'uso.

Dal 1942, con i bombardamenti delle città italiane, linee e centrali gestite dalle cinque società concessionarie (Stipel, Telve, Timo, Teti e Set) cominciarono a subire danni rilevanti: le comunicazioni erano frequentemente interrotte e, in mancanza di materiali di ricambio, non era possibile garantire manutenzione e riparazioni. Nel 1943 gli abbonati diminuirono per la prima volta, in misura sensibile.

Durante la Repubblica sociale (Rsi) il personale maschile e femminile della Stipel era tenuto sotto stretto controllo dalle autorità di polizia. Le telefoniste del servizio commutazione della sede di Torino furono segnalate dalla Guardia nazionale repubblicana (Gnr) per i «discorsi di apprezzamento nei confronti dei partigiani e di aperta avversione alla Repubblica sociale italiana».

L'Archivio storico Telecom Italia conserva nel fondo Aldo Goi, tecnico della Stipel e resistente di Giustizia e Libertà di Torino, numerose trascrizioni delle comunicazioni telefoniche tra occupanti tedeschi e polizia della Rsi.