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Slack e Facebook at Work: gli strumenti dello smart worker

Perché questi due strumenti rivoluzioneranno la vita dello smart worker.

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Fino a qualche anno fa, per le comunicazioni di lavoro si usavano quasi solo le mail. Poi è arrivato Skype, che nonostante non fosse nato come strumento per il business, si è dimostrato rapidamente molto utile per restare in contatto con i colleghi e scambiarsi materiali di lavoro. Negli ultimi mesi, però, sono due le applicazioni per lo smart worker che hanno fatto più parlare di sé: Slack e Facebook at Work. A differenza di Skype, queste ultime non mischiano vita privata e professionale, non ci fanno correre il rischio di venire contattati dall'amico che non si vede da mesi mentre siamo immersi in una conference call.

Di Slack s'è parlato anche per l'incredibile crescita di una start-up che già oggi viene valutata 2,8 miliardi di dollari; Facebook at Work è invece uscito da poco dalla fase beta, ma ha già fatto discutere, com'è inevitabile che sia per tutto ciò ha impresso il marchio Facebook.

Ma perché questi due strumenti dovrebbero rivoluzionare la vita dello smart worker? Con gli orari che si fanno sempre più flessibili e le opportunità sempre maggiori di lavorare in remoto, senza mettere piede fisicamente in ufficio, è aumentata la necessità di creare piattaforme che organizzino al meglio la vita lavorativa, ricreando le dinamiche da ufficio e sopperendo all'impossibilità di lavorare in team nel momento in cui ognuno si trova fisicamente distante dagli altri.

Slack: progettato per il lavoro

Slack, soprattutto, è costruito per ricreare al meglio queste dinamiche, dando la sensazione di avere sempre tutto sotto controllo anche solo con un'occhiata allo smartphone. La differenza principale con Skype, infatti, è che i contatti sono divisi in “stanze” diverse. L'utilizzo professionale di questo strumento si basa quindi sulla divisione dei nostri contatti in base alla società per la quale lavorano; aspetto che semplifica anche l'organizzazione del lavoro e la ricezione delle notifiche.

All'interno delle stanze, i contatti sono raggiungibili singolarmente, ma possono anche essere divisi in varie chat, che rappresentano di fatto i diversi uffici. In questo modo è possibile tenere “accese” tutte le notifiche dell'ufficio del quale si fa parte o di ricevere solo le notifiche più importanti dell'ufficio con il quale bisogna mantenere un contatto aperto.

Nel caso di comunicazioni importanti, c'è comunque la possibilità di “menzionare” un nome o anche tutto il gruppo, e attirare così l’attenzione su una questione urgente, o di evidenziare i messaggi più importanti, che così appariranno sulla colonna di destra e saranno visibili anche a chi in quel momento era assente, senza la necessità di scorrere tutto il thread.

Alcune di queste funzionalità, ovviamente, sono presenti anche su Skype; ma il vero vantaggio di Slack è l'essere una piattaforma nata per le comunicazioni di lavoro e quindi pensata fin dall'inizio per ottimizzarle. A differenza di Skype, inoltre, il programma non impegna molte risorse del computer ed è utilizzabile in maniera eccellente anche sullo smartphone, laddove Skype consuma la batteria voracemente.

Facebook at Work, una nuova risorsa?

L'ascesa di Slack sarà fermata da Facebook at Work? Secondo il CEO Stewart Butterfield, no. Per due ragioni: “Non penso che il brand 'Facebook' sia posizionato molto bene per il lavoro. Il loro progetto potrebbe essere molto utile nel caso delle società più grandi. Se la tua società ha 7 dipendenti, non vedo l'utilità di creare un profilo vero e proprio per ogni persona, ma se la tua società occupa 100mila persona allora potrebbe avere un senso”, ha spiegato a The Next Web.
Facebook at Work, in effetti, si struttura come un vero e proprio social network, all'interno del quale tutti hanno il loro profilo e un newsfeed sul quale vedono cosa pubblicano i colleghi; con in più la possibilità di scambiarsi messaggi pubblici o privati, di coinvolgere più persone nelle conversazioni e di mandarsi file, link e quant'altro.

Più o meno, funziona come il normale Facebook. Con la differenza che ci si potrà collegare solo con i propri colleghi. È ancora presto per capire se questa nuova applicazione dei principi alla base di Facebook avrà successo – il progetto ha debuttato a febbraio 2016 – ma è evidente come Mark Zuckerberg non abbia nessuna intenzione di lasciare ad altri un business che si sta dimostrando sempre più promettente.