Lo smart work cambierà le nostre città? Lo smart work cambierà le nostre città?

Lo Smart Working e le nostre città

Il fenomeno dello sprawling

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Quando pensiamo allo Smart Working e a tutte quelle forme di impiego flessibile che prevedono la possibilità di lavorare in remoto – che ciò avvenga dalla propria casa o in qualunque altro luogo che non sia l’ufficio – la prima cosa che ci viene in mente sono gli effetti positivi che questa pratica può avere sulla qualità della vita del singolo lavoratore.

La realtà però è che il telelavoro e lo smart work hanno, e sempre più avranno, un impatto anche più macroscopico, proprio sul contesto in cui viviamo. Per esempio: vi siete mai soffermati a considerare come potrebbero cambiare le nostre città in un futuro in cui sempre meno persone dovranno spostarsi da casa – che lo facciano in macchina o usando i mezzi di trasporto pubblico – per recarsi al lavoro?

È una domanda alla quale sociologi e urbanisti stanno cercando una risposta almeno da quando, all’inizio dello scorso decennio, la rivoluzione digitale ha cominciato a fare emergere lo smart work come uno dei principali trend del mercato del lavoro. Nel tentativo di rispondere al quesito, sociologi e urbanisti, appunto, hanno delineato alcuni possibili scenari. Eccoli.

Le città si espanderanno

Secondo gli esperti una delle principali conseguenze indirette dello smart work sul tessuto urbano delle grandi città potrebbe essere l’espansione di quest’ultimo al di fuori di quelli che sono i suoi confini attuali. Non essendo più così indispensabile abitare vicino ai centri direzionali e operativi delle grandi città, sempre più persone sceglierebbero di vivere ai loro margini e, di conseguenza, le città cominceranno a estendersi sempre più orizzontalmente e a creare sterminati conglomerati suburbani. È il cosiddetto fenomeno dello sprawling.

In parte inevitabile e legato a doppio filo con l’incessante incremento demografico che oggi caratterizza specialmente alcuni paesi come India e Cina, lo sprawling è da alcuni considerato un fenomeno parzialmente negativo, dato che, allargandosi, le città finiscono col sottrarre spazi verdi alle cinture metropolitane. Lo ha sottolineato qualche anno fa anche César Pelli, architetto responsabile di alcuni importanti progetti di restyling dell’area di Porta Nuova a Milano, il quale, nel 2013, ha dichiarato: “La crescita in verticale è la soluzione più sostenibile per lo sviluppo delle città: l’ascensore è il mezzo di trasporto più ecologico che esista”.

La riduzione delle emissioni e della spesa pubblica

D’altro canto è anche vero che se più persone lavorano da casa, meno auto e mezzi pubblici devono circolare per le strade: fattore che avrebbe ovviamente un impatto positivo sulla quantità di emissioni nocive rilasciate. Ma non solo: un numero minore di spostamenti per ragioni di lavoro significherebbe infatti anche una considerevole riduzione della spesa pubblica degli stati.

Uno studio realizzato nel 2009 da Global Workplace Analytics evidenziava per esempio come il telecommuting potrebbe far risparmiare al Governo americano 14 miliardi di dollari all’anno per la costruzione e il mantenimento di nuove infrastrutture di trasporto.

Il ripopolamento dei piccoli centri

Lo sprawling comunque è solo uno dei possibili scenari immaginati dagli urbanisti. Secondo altri esperti del settore, invece, in seguito alla crescente diffusione di forme di lavoro casalingo, le città potrebbero progressivamente perdere alcuni dei propri abitanti, dal momento che sempre più persone sceglierebbero di vivere proprio al di fuori dei confini metropolitani, preferendo i ritmi più sostenibili dei piccoli centri. Si realizzerebbe in questo modo un movimento migratorio opposto a quello che, in seguito alla rivoluzione industriale, aveva portato allo spopolamento delle campagne tra XIX e XX secolo.

I vantaggi per le aziende

Lo smart work, peraltro, potrebbe essere vantaggioso non solo per i dipendenti, ma anche per le stesse aziende che lo promuovono. Esso infatti contribuirebbe a diminuire l’entità degli investimenti in grandi infrastrutture edilizie quali uffici, parcheggi e fabbriche, oggi necessarie alle aziende per ospitare la propria forza lavoro.

Un fenomeno che potrebbe avere, su un più lungo termine, un effetto positivo sul costo degli immobili nei centri cittadini, dato che il costo degli edifici a uso abitativo non sarebbe più soggetto a una così forte concorrenza da parte delle costruzioni a destinazione lavorativa. Insomma, lavorare in remoto potrebbe persino finire con l’agevolare la rinascita delle cosiddette downtown che, allo stato attuale, sono pensate, utilizzate e sfruttate prevalentemente come puri centri produttivi.