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Le migliori aziende in Italia

Smart work: un trend positivo

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L'immaginario del lavoratore dipendente che corre nel traffico della città per timbrare il cartellino in perfetto orario è radicato in Italia e non solo, ma negli ultimi anni le cose hanno iniziato a cambiare e il focus si è spostato dagli orari di lavoro al progetto da portare a compimento e agli obiettivi da raggiungere. D'altra parte, nell'epoca di Internet, ritrovarsi tutti nello stesso luogo e nelle stesse ore ha sempre meno importanza: il lato negativo è che si corre il rischio di non staccare mai e controllare le mail anche mentre ci si trova in spiaggia; il lato positivo è che lavorare da casa decidendo gli orari in autonomia semplifica la vita di tutti i giorni, permettendo di gestire meglio le incombenze extra-lavorative.

Secondo quanto riportato dall'Osservatorio Smart Work del MIP – Politecnico di Milano, le aziende italiane sono attirate soprattutto dalla possibilità di risparmiare sui costi, di responsabilizzare il dipendente ottenendo una maggiore “fedeltà aziendale” e anche una maggiore produttività, grazie dalla riduzione dello stress.

Lo smart work nelle aziende italiane

Così, nel 2015, il 17% delle aziende italiane ha avviato progetti di smart working, rispetto all'8% del 2014. Tra le grandi aziende, quasi una su due dichiara di aver già adottato questo nuovo approccio al lavoro, in modo strutturato (17%) oppure più informale (17%), o di aver iniziato ad impostare un progetto che vada in questa direzione (14%). Il 37% delle grandi società ritiene invece che sia un “un progetto interessante, da introdurre nel futuro”.

Finora, quindi, sono soprattutto le grandi aziende a essere attirate dal nuovo trend: in Barilla 1.600 persone lavorano da casa ogni volta che ne hanno la necessità, e il piano aziendale prevede che entro il 2020 tutti gli 8mila dipendenti potranno sfruttare questa opportunità.

Diversa la situazione in Star, dove non è consentito lavorare da casa ma in cui si sono fatti enormi passi avanti dal punto di vista dell'organizzazione degli spazi, dicendo addio ai vecchi cubicoli e creando un open space in cui le scrivanie non sono assegnate e in cui dirigenti e dipendenti condividono il luogo di lavoro. Inoltre, è stato abolito il badge, così come non ci sono più orari di ingresso e uscita. I dipendenti italiani di L'Oreal possono usufruire di due giorni al mese di lavoro da casa – ma presto diventeranno quattro – ricevendo inoltre portatili e smartphone aziendali da utilizzare a questo scopo.

Lo smart work in TIM

Per TIM il 2016 è l'anno della digital transformation, di cui lo smart working diventa strumento importante. Le prime città coinvolte nella sperimentazione sono Roma, Milano, Torino, Bologna e Palermo; il che significa che, già oggi, sono oltre 18mila le persone che possono potenzialmente usufruire delle nuove modalità di lavoro.

Le persone di TIM coinvolte in questa sperimentazione possono scegliere di lavorare da casa o dalle varie “sedi satellite” il mercoledì e/o il giovedì, da due a otto volte al mese, a seconda delle funzioni di appartenenza . A fine aprile 2016, sono state quasi 8.500 le adesioni al progetto, di cui 5.800 nella sola sede di Roma. Allo stesso tempo, le sedi satellite di coworking aziendale sono salite a 46 nelle cinque regioni coinvolte nel telelavoro.

Nel complesso, quindi, lo smart working cresce anno dopo anno, anche in Italia. E per il futuro si prevede che il trend continuerà senza sosta, grazie anche ai cambiamenti che si stanno introducendo nel quadro normativo, che prevedono di superare gli ostacoli legati agli aspetti assicurativi che in alcuni casi impedivano di sfruttare pienamente queste nuove opportunità.

I benefici non si limitano a un migliore equilibrio tra vita e lavoro e ai risparmi aziendali: anche l'ambiente e le città ne beneficiano, visto l'impatto positivo che il lavoro da casa ha sul traffico, sul portafoglio dei lavoratori (che risparmiano in benzina) e sull'ambiente, grazie alla riduzione dei gas serra immessi nell'atmosfera.

Ci sono ancora delle resistenze da superare, soprattutto nelle aziende più piccole: il management deve continuare a essere formato per sfruttare al meglio queste opportunità e i dipendenti devono ancora fraternizzare con i nuovi strumenti dello smart worker, ma ci sono pochi dubbi che la rivoluzione del lavoro intelligente sia finalmente cominciata.