Direttore dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano Direttore dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano

Intervista a Fiorella Crespi

Direttore dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano

- + Text size
Stampa

Nel giro di un solo anno, la percentuale di grandi aziende (ovvero aziende che superano i 250 addetti) che offrono ai dipendenti soluzioni di Smart Working è più che raddoppiata, passando dall'8% del 2014 al 17% del 2015. Ma se si prendono in considerazione anche le imprese che hanno attivato forme di lavoro flessibile solo per determinate professionalità (14%) e quelle che hanno appena iniziato il percorso che le porterà ad adottare forme di Smart Working (17%), il dato sale fino al 48%: praticamente una grande azienda su due.

Una crescita notevole, come conferma Fiorella Crespi, direttore dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano: “Il trend è decisamente positivo e il numero di aziende e di smart worker è destinato a crescere nei prossimi anni, sia perché nuove organizzazioni stanno avviando delle sperimentazioni e dei progetti pilota, sia perché chi ha già affrontato questa fase amplierà il numero delle persone coinvolte”.

Questi, però, sono i numeri che riguardano le grandi aziende. E per quanto invece riguarda le piccole e medie imprese? “Lo Smart Working è sicuramente più diffuso nelle aziende di grandi dimensioni; nelle PMI il 5% ha attivato un progetto strutturato e il 9% lo fa in modo più informale. Ma l’aspetto rilevante è che oltre la metà non conosce questo approccio o non ne è interessata”, prosegue Fiorella Crespi.

Sono quindi le aziende più grandi a essere più determinate nell'abbracciare una forma di lavoro che consente una riduzione dei costi e dello stress in ufficio e una gestione migliore del rapporto tra vita professionale e vita privata. “Le motivazioni”, spiega Crespi, “sono da ricercarsi principalmente in una cultura organizzativa ancora tradizionale e nella mancata consapevolezza dei benefici ottenibili. Sperimentando gradualmente lo Smart Working, sarà possibile anche per realtà più piccole innovarsi e valorizzare al meglio il potenziale delle proprie persone”.

Una nuova filosofia manageriale

Lo Smart Working offre possibilità molto più ampie del semplice lavoro da casa in uno o più giorni della settimana, come viene invece spesso inteso. Il lavoro si può svolgere nei co-working, da sedi dell'azienda diverse da quella in cui si lavora solitamente o anche nei diversi spazi che, all'interno di una sede, vengono creati per rispondere alle diverse esigenze delle persone e del loro lavoro. “È un concetto più ampio rispetto alla flessibilità di luogo e di orario: è prevalentemente un cambiamento culturale e manageriale. Noi lo definiamo come una nuova filosofia manageriale, fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

Il focus, quindi, si sposta dagli orari e dal luogo per concentrarsi sui risultati. Un cambiamento fondamentale, che richiede pazienza: “Ci vorrà un po’ di tempo prima che la maggior parte delle organizzazioni riesca a offrire a tutti la possibilità di fare Smart Working, anche per via delle profonde implicazioni a livello di cultura e di stili manageriali che implica. È una trasformazione da valutare sul medio-lungo periodo e che deve sapersi adattare alle diverse esigenze delle persone e dell’azienda”.

In effetti, rispetto ad altri Paesi europei – come Olanda, Svezia e Regno Unito – l'Italia ha ancora molta strada da fare, ma “l’accelerata che c’è sulla sperimentazione e l’adozione di tali modelli fa sperare che il gap sia destinato a ridursi”, conclude Crespi.