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Il “master plan” di Elon Musk

2016: l’anno della svolta

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Dopo dieci anni, finalmente, Elon Musk può ritenere conclusa la prima parte del suo “master plan”. Nel 2006, in un mondo diverso, in cui una viabilità integralmente elettrica sembrava un miraggio destinato a impattare con il buon senso dei consumatori, il CEO di Tesla aveva stilato una serie di obiettivi da raggiungere:
∙  realizzare una macchina elettrica di dimensioni ridotte, necessariamente costosa: un’automobile piccola richiede meno sforzo dal punto di vista della produzione e può essere sviluppata senza ricorrere all’economia di scala (maggiore la produzione, minore il costo), logica che ne aumenta il prezzo.
∙  con i ricavi, realizzare un veicolo di dimensioni maggiori a un prezzo più basso.
con i ricavi, realizzare un veicolo ancora più grande, a un prezzo altrettanto accessibile.
Tutto ciò, sviluppando e affidandosi a un network di energie rinnovabili (anche grazie all’ascesa di SolarCity, di proprietà di Musk e oggi leader del fotovoltaico made in USA), disseminando gli Stati Uniti (e il resto del mondo) di Superchargers, stazioni di servizio in cui ricaricare la batteria della propria vettura.

Il successo di Tesla Roadster e delle sue discendenti (model S, X e 3) non può che confermare la riuscita del piano. Questa, quindi, è stata la mission di Musk negli ultimi dieci anni: in cosa consiste la seconda parte del piano?

La viabilità del futuro

L’economia di scala ha permesso a Tesla di scollarsi dall’etichetta di casa automobilistica per ambientalisti VIP, aspirazione sublimata con il boom di ordinazioni per la Model 3, l’auto elettrica destinata a competere con la fascia media di giganti come Audi, Mercedes e BMW.

Il piano avanza, cambiano gli obiettivi contingenti, ma il punto rimane sempre lo stesso: accelerare l’avvento delle energie sostenibili, ovvero dare un futuro alla nostra presenza sulla Terra, come sostiene lo stesso Musk. La comunità scientifica, sempre più all’unisono, ricorda quotidianamente a governi e corporation l’aumento di temperature e acidificazione oceanica. I tempi sono maturi per una rivoluzione nel settore automobilistico.

Ed è in questo contesto che si inserisce la seconda parte del “master plan”:

∙  progettare pannelli solari con batterie integrate

∙  aumentare l’offerta di veicoli elettrici, orientandosi sui segmenti principali

sviluppare una vettura self-driving, radicalmente più sicura della guida “tradizionale” grazie alle informazioni raccolte da una nutrita flotta di Tesla in giro per il mondo

∙ trasformare l’automobile in una potenziale risorsa per i proprietari, dando l’opportunità di affittarla a distanza.

Salta subito all’occhio come gli ultimi due obiettivi siano in linea con la tendenza degli ultimi anni, ovvero la sempre più auspicata integrazione tra internet of things e sharing economy. Quello promesso da Musk è un futuro non troppo remoto, se si dà credito all’entità dei traguardi raggiunti dalle sue iniziative imprenditoriali.

Il 2016 di Elon Musk

Oltre all’incredibile successo di Model 3 (un’auto andata a ruba due anni prima di essere effettivamente commercializzata), la pietra miliare di quest’anno è stato l’annuncio della fusione di Tesla e SolarCity, notizia considerata — dagli osservatori di lungo corso — una conseguenza naturale.

Una integrazione perfetta tra chi assorbe la luce del sole trasformandola in energia elettrica e chi la impiega nelle batterie da installare in un’automobile non può che non essere una buona notizia per il nostro pianeta.