Rotterdam sperimenta nuove soluzioni per l’allevamento Rotterdam sperimenta nuove soluzioni per l’allevamento

Rotterdam sperimenta nuove soluzioni per l’allevamento

- + Text size
Stampa

Di solito le start up dedite alla creazione e al sostentamento di aree agricole all’interno di spazi urbani si rivolgono all’ambito ortofrutticolo. È difficile immaginare infatti la realizzazione di allevamenti intensivi nei centri cittadini.

Era difficile immaginarlo fino all’introduzione del progetto di Beladon, un’impresa edile olandese specializzata nella costruzione di infrastrutture galleggianti.

Il progetto

Beladon si occuperà di costruire un allevamento di mucche galleggiante nel porto di Rotterdam. Una piattaforma di 1.200 metri quadrati, capace di garantire— grazie alle 40 mucche ospitate dalla struttura — mille litri di latte al giorno, latte poi pastorizzato, pronto per diventare formaggio, yogurt e burro al piano inferiore. La fine dei lavori è prevista per gennaio 2017.

L’impianto sarà altamente automatizzato, con macchinari preposti al rifornimento del cibo e alla pulizia delle stalle. L’obiettivo è creare un circolo virtuoso, un organismo autosufficiente: per esempio, una macchina sarà dedicata esclusivamente alla raccolta e all’impacchettamento del letame, in ottica di riutilizzo energetico e fertilizzante.

In collaborazione con Philips e Università di Rotterdam, i designer di Beladon sono al lavoro da quasi un anno anche sull’impianto di illuminazione: l’idea è trovare la combinazione più fertile di semi e luci LED, con l’obiettivo di far crescere più erba possibile. Lo scopo è fornire così il 20% del cibo necessario ai capi ospitati dalla fattoria, considerando che per coltivare la stessa quantità di terreno ci vorrebbe un lotto 30-50 volte più grande; come non bastasse si tratterebbe di un’erba più sana, ricca di vitamine, in grado di produrre un latte più nutriente. La fattoria fluttuante di Rotterdam regala una nuova prospettiva al concetto di “chilometro zero”.

Nuove tecnologie, nuove idee

L’idea di una stalla fluttuante è nata dall’esperienza dell’uragano Sandy, più precisamente dalla penuria di risorse alimentari occorsa durante i giorni dell’allerta meteo. In caso di gravi emergenze infatti, la possibilità di produrre e distribuire derrate alimentari all’interno dei centri urbani potrebbe rivelarsi un asset fondamentale.

Lo stesso direttore di Beladon, Peter van Wingerden, sostiene che “l’idea a lungo termine è creare città completamente autosufficienti per quanto riguarda elementi essenziali come acqua pulita, energia, cibo e rifiuti”.

La struttura si presta a diverse funzioni, compresa quella educativa: sono previste gite istruttive da parte delle scuole, giornate in cui i ragazzi possono imparare dove — e come — vengono prodotti gli alimenti che incontrano tutti i giorni nelle loro cucine.
Peter van Wingerden, comunque, non vuole fermarsi qui. Sempre lavorando su strutture galleggianti, sono già in progress i progetti di una serra e di un allevamento avicolo.

Il progetto di Beladon dimostra che i mezzi tecnologici per raggiungere obiettivi impensabili fino a pochi anni fa oggi esistono, e permettono la creazione di scenari radicalmente innovativi: la cosa più importante resta, però, innovare il modo in cui vediamo il mondo.