Usare Google Earth per prevenire le alluvioni Usare Google Earth per prevenire le alluvioni

Usare Google Earth per prevenire le alluvioni

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Immaginarsi un mondo senza Google Maps diventa ogni anno più difficile ma uno strumento così vincolato alla quotidianità è anche frutto di un enorme lavoro di raccolta dati, un lavoro costante concretizzato dal supporto della rete satellitare.

Già tre anni fa il colosso di Mountain View aveva aggiornato il suo planisfero virtuale, regalando una vista della Terra totalmente cloud free: un puzzle di immagini catturate in momenti diversi, accomunate da una peculiarità: l’assenza di nuvole a offuscare la visuale.
Il cielo senza nuvole fu il “dono” di Landsat 7, un satellite messo in orbita nel 1999 capace di trasmettere più di 500 immagini al giorno. Purtroppo però, Landsat 7 ha presentato un serio problema di hardware. I dati pervenuti infatti non erano completi, un inconveniente che ha rallentato il processo, peggiorando la qualità del servizio.

Con un piccolo aiuto di Landsat 8

Una serie di problemi non verificatisi con Landsat 8, il satellite di nuova generazione lanciato all’inizio di quest’anno. Un risultato ottenuto grazie alla ridondanza offerta dai big data, un mosaico in movimento da cui sono stati selezionati soltanto i tasselli più riusciti.

Oltre a un globo terrestre libero dalle nuvole, il nuovo aggiornamento offre un apparato iconografico di aree geografiche mai premiate prima dall’alta risoluzione (come certe zone di Russia, Indonesia, Africa Centrale), offrendo — su scala globale — una visuale morfologica e topografica del pianeta mai così accurata.

Il risultato è un’immagine di 800mila megapixel che, se fosse stampata seguendo una risoluzione standard, occuperebbe, secondo la stessa Google, “le dimensioni di un isolato”.

Earth Engine

Il processo di raccolta e processing dei dati avviene su Earth Engine, uno strumento fruibile da chiunque. A tutti piace navigare su Google Earth, ripercorrere a distanza i luoghi dell’infanzia, esplorare città sconosciute, navigare — semplicemente — a caso: per chi non si accontenta di disporre passivamente di questo mezzo, Earth Engine è un must.

Si tratta di un servizio in cui l’utente può sprofondare in una miniera di informazioni, di carattere urbanistico, demografico, climatico, medico. Quando i big data di Mountain View incontrano ricercatori guidati da una visione forte, i risultati nascono spontaneamente.

Un esempio è Cloud to Street, uno strumento sviluppato da Beth Tellman della Arizona State University in partnership con Google Earth Engine. Lo scopo di Cloud to Street è aiutare urbanisti, governi, ONG, chiunque sia interessato a capire in maniera approfondita il rischio di alluvionabilità di determinate zone.
Attraverso la conoscenza, infatti, si può fare vera prevenzione e rispondere alle avversità.

Grazie all’eterogeneità del suo team, Cloud to Street è aperta a collaborare con governi, agenzie e mondo scientifico; un equilibrio che si verifica sempre più spesso, ovvero da quando si può creare un’alchimia tra le scienze dell’informazione e le forme di sapere più tradizionali. Il progetto di Beth Tellman integra le più recenti scoperte in campo idrologico e i più innovativi mezzi di cloud computing, dimostrando che coniugando le informazioni satellitari raccolte da Landsat 8 a qualsiasi ramo del sapere assetato di innovazione, si possono raccogliere risultati impensabili soltanto pochi anni fa.