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L'economia circolare

Che cos’è e perché è importante

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Da qualche anno ormai, insieme alle ormai note sharing e gig economy, sta prendendo piede l’idea di circular economy.

Nel sito della Ellen MacArthur Foundation, che figura indubbiamente tra i paladini di questa dottrina, si può leggere che l’economia circolare non è altro che un’economia progettata per auto-generarsi, sostenendosi su due flussi di riciclo. Il riciclo dei materiali biologici, da reintegrare nella biosfera, e il riciclo dei materiali tecnici, materiali da riutilizzare senza metterli in contatto con la biosfera stessa. In questo modo, insomma, si modifica radicalmente il significato di “rifiuto”: tutto ciò che non è più utile a qualcuno, è sicuramente utile a qualcun altro.

Sulla carta sembra così semplice che viene da chiedersi perché non si è sempre fatto. La risposta, naturalmente, ha origini e giustificazioni sociali e storiche. Per secoli l’unico modo di ragionare lo sviluppo produttivo è stato lineare: dalla risorsa estratta al prodotto finito, dal consumo del prodotto alla sua metamorfosi in rifiuto.

Ma il riciclo non è l’unico pilastro dell’economia circolare.
Altri passaggi obbligati sono:

  • l’impiego di energia rinnovabile, sia nella produzione che nella redistribuzione;
  • la più inclusiva idea di mercato possibile, ovvero un network di economie che condividono informazioni tra loro;
  • un dialogo costante tra innovazione e design, alla ricerca di un nuovo paradigma di “prodotto”: qualcosa di accessibile a tutti, programmato senza data di scadenza.

La circular economy, oggi

Come scrive Fiona Bennie, per il Guardian, ci sono già diverse corporation attive sul fronte della circular economy, da Philips a Cisco, da Coca Cola a Ikea. Primark, nota azienda irlandese di abbigliamento, ha addirittura dichiarato di volere implementare un business model completamente circolare entro il 2030: l’idea – di nuovo – è semplice, e consiste nell’affitto e nella resa dei capi acquistati, in ottica di riciclo.

Quali sono quindi i vantaggi per un’azienda che decide di abbracciare questa filosofia?
Il primo della lista è forse il più scontato: il taglio sui costi di produzione. Quando si pensa alla produzione spesso si considera soprattutto lo sfruttamento della materia prima, sottovalutando l’enorme costo energetico della fase produttiva. Se la strategia si concentra sulla progettazione di un bene da riutilizzare, inoltre, ne guadagna la competizione (e con questa, la risposta del mercato). Per non parlare della responsabilità sociale implicita nella minimizzazione dell’impatto ambientale e delle ripercussioni sul mondo del lavoro.

Ultimo fattore, il più importante: se messi di fronte a una scelta, i consumatori – sempre più consapevoli – scelgono un frutto maturato sui rami di un’economia circolare. Insomma, è ora di offrirgli quello che preferiscono.