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La tecnologia per l’inclusione scolastica

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Fare acquisti online, lavorare da casa, comunicare con persone lontane sono tutte azioni possibili grazie alla rete. Le nuove tecnologie, quelle che quotidianamente utilizziamo tutti (pc, tablet, smartphone), possono essere utili anche per sostenere l’istruzione e l’inclusione scolastica per tutti quei ragazzi che sono impossibilitati a frequentare la scuola. Infatti, gli strumenti a nostra disposizione permettono la telepresenza in ambienti che, fino a poco tempo fa, non erano raggiunti dalle tecnologie.

Per comprendere come la tecnologia possa aiutare l’inclusione scolastica di uno studente non frequentante, dobbiamo prima capire cosa s’intende con inclusione scolastica.

L'Istituto per le Tecnologie Didattiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ITD) che collabora con Fondazione Telecom Italia e con il MIUR al progetto, identifica come inclusione scolastica, la possibilità per gli studenti in situazione di disagio di partecipare a tutte (o quasi) le attività che normalmente si sviluppano in aula (assistere alle lezioni, partecipare alle discussioni in aula, alle interrogazioni, alle verifiche scritte e alla loro correzione, alle attività collaborative, a quelle laboratoriali), ma anche alle attività che si sviluppano al di fuori dell’aula (svolgimento dei compiti insieme a uno o più compagni, studio in compagnia).

Quindi, il concetto d’inclusione scolastica prevede il pieno coinvolgimento dello studente costretto a casa, nelle dinamiche sociali fuori e dentro la classe.

Fondazione Telecom Italia con il progetto TRIS si occupa di quei ragazzi che non possono frequentare normalmente la scuola. Abbiamo chiesto a Guglielmo Trentin - Istituto Tecnologie Didattiche (ITD) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), di spiegarci meglio il progetto.

Leggi l’intervista

Spesso si pensa che l’inclusione scolastica di uno studente non frequentante si possa semplicisticamente risolvere col farlo assistere in videoconferenza alle attività che si svolgono in aula. È anche questo, ma non solo. La presenza sociale, in un’interazione educativa che si sviluppa in uno spazio ibrido di apprendimento (classe+casa+rete), comprende due attività chiave: interloquire e manipolare/produrre all’interno di spazi virtuali condivisi.

Prima di continuare, però, credo sia utile un chiarimento sul concetto di “ambiente ibrido di apprendimento”. La massiccia diffusione dei dispositivi mobili e della comunicazione via rete, offre nuove dimensioni all’interazione interpersonale e agli “spazi” in cui questa può aver luogo. L’essere “always-on”, infatti, fa cadere la netta distinzione fra spazi fisici e spazi digitali, introducendo una nuova concezione di spazio, quello cosiddetto “ibrido”. Gli spazi ibridi sono spazi dinamici, determinati da una connettività costante che, in modo trasparente, integra contesti remoti nella dimensione spazio-temporale vissuta al momento. È quindi evidente come il concetto di “spazio ibrido” sia di particolare interesse per chi quotidianamente affronta il problema dell’inclusione socio-educativa.

TRIS, per le sue caratteristiche specifiche, è senza dubbio una delle attività che maggiormente favorisce l’inclusione di uno studente svantaggiato, attraverso il suo coinvolgimento attivo, propositivo e collaborativo, così come succede per ogni altro membro del gruppo.

Aula e casa sono connotazioni spaziali che hanno senso per uno studente frequentante, ma non per uno non frequentante che vive in uno spazio ibrido, favorito dalle tecnologie di rete che gli permettono di essere contemporaneamente a casa, a scuola, in biblioteca con gli amici, o attorno a un tavolo virtuale mentre svolge i compiti con uno o più compagni di classe.