Influenzare il DNA grazie all’alimentazione per ridurre il rischio di malattie Influenzare il DNA grazie all’alimentazione per ridurre il rischio di malattie

Influenzare il DNA grazie all’alimentazione per ridurre il rischio di malattie

Una ricerca condotta dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione coi nostri Joint Open Lab ha dimostrato l’efficacia del beta-glucano per diminuire il rischio di infarto. E grazie a una semplice app i benefici dell’epigenetica saranno davvero a portata di tutti.  

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Di Jacopo Agrimi e Gianluca De Petris

Uno degli scopi della scienza, anche se spesso lo dimentichiamo, sta nell’abbattere i dogmi che essa stessa ha creato.  Per decenni è stata radicata la convinzione secondo cui l’espressione del nostro patrimonio genetico sia immodificabile.  Il dogma centrale della biologia molecolare infatti recita che la strada che parte dal nostro DNA e arriva alle proteine, quindi alla nostra corporeità, sia a senso unico.

Negli ultimi vent’anni si è affermata una disciplina che ha completamente stravolto il nostro modo di guardare e di intendere la biologia e la medicina: l’epigenetica.

Per epigenetica si intende la possibilità di influenzare l’azione del nostro DNA senza mutarne la sequenza. In poche parole l’alfabeto rimane lo stesso, ma possono essere silenziate o utilizzate lettere diverse per comporre parole secondo le necessità dell’organismo.

L’epigenetica al servizio della clinica diventa così uno strumento di prevenzione e cura delle malattie. Ma a questo punto potrebbe essere legittimo chiedersi: come possiamo nel nostro piccolo influenzare il nostro alfabeto biologico producendo parole a servizio della nostra salute?

Una risposta possibile risiede nell’alimentazione. Composti naturali presenti in alcuni cibi possono modulare in maniera epigenetica, quindi agendo sul DNA, l’espressione di proteine utili al nostro benessere.

La disciplina che studia gli effetti protettivi e curativi degli alimenti è detta nutraceutica: una crasi tra farmaco e nutrimento, in sostanza la ricerca di prodotti naturali non manipolati chimicamente in grado di agire come farmaci nella protezione della nostra salute.

L’aver compreso che, in modo naturale, è possibile rieducare le nostre cellule a esprimere meglio e più velocemente i geni protettivi, anche in presenza di un ambiente poco salutare, ha aperto subito le porte allo sviluppo di innovativi approcci nutraceutici personalizzabili, a basso costo, dediti a mantenere o ristabilire un equilibrio, che è alla base del nostro benessere.

La Scuola Superiore Sant’Anna ed il laboratorio congiunto con TIM (Joint Open Lab WHITE di Pisa) sono all’avanguardia in questo campo. Grazie agli studi di un gruppo di ricercatori coordinati dal Prof. Vincenzo Lionetti, è stato infatti dimostrato come una fibra proveniente dall’orzo, il beta-glucano, sia in grado di proteggere il cuore dal rischio di infarto e di promuovere l’angiogenesi, ossia la nascita di nuovi vasi sanguigni là dove lo stress ossidativo li aveva distrutti.

Ma non è tutto: gli studi su questo promettente composto naturale si stanno estendendo anche al cervello ed ai suoi collegamenti con il sistema cardiocircolatorio. L’idea di base parte dal presupposto che gli organi del nostro corpo non siano rappresentabili come i pezzi isolati di un’automobile, ma al contrario che siano entità dinamiche in continua comunicazione reciproca. Cuore e cervello ne sono un esempio perfetto, là dove si esaurisce uno si osserva la difficoltà dell’altro. Pensiamo solo come nelle persone obese o infartuate il rischio di sviluppare una patologia depressiva sia cinque volte maggiore rispetto al resto della popolazione.

Da qui nasce l’idea originale di studiare gli effetti benefici del beta-glucano d’orzo sull’ippocampo,  una specifica area del cervello molto sensibile allo stress, determinante nel regolare il tono dell’umore, il comportamento di un individuo, fino ad interagire con la funzionalità di altri organi come il cuore.

Per riassumere in una frase il senso della nostra ricerca potremmo dire che l’idea di influenzare il nostro DNA, senza mutazioni,  per promuovere la nostra salute è oggi realtà e che i composti naturali come il beta- glucano d’orzo si stanno dimostrando armi affilate nella lotta contro le patologie dei nostri tempi.

Lo sforzo ulteriore che stiamo facendo nei nostri laboratori di ricerca è di rendere alla portata di tutti le scoperte e le ricerche in questo campo. Attraverso l’interazione di team multidisciplinari, dove esperti di usabilità e servizi ICT collaborano con cardiologi e psicologi, abbiamo brevettato un sistema che consente a un nutrizionista esperto di personalizzare il regime alimentare di un individuo.

La sinergia tra la medicina e le più avanzate tecnologie della comunicazione sta facilitando lo sviluppo di un elisir del benessere, per difenderci attraverso l’alimentazione dai danni dello stress, in particolare quelli legati al mondo del lavoro. 

Usando una semplice app, FoodAppy, disegnata insieme ai potenziali fruitori della stessa, l’utente è libero di scegliere la propria alimentazione, ricevendo suggerimenti sui nutraceutici e sulle quantità minime raccomandate per uno specifico effetto preventivo.

Partiamo dal presupposto che la dieta non sia quello spauracchio che appare alla persona sovrappeso come un dovere prima della prova costume, ma piuttosto come uno stile alimentare rivolto al benessere di tutti:  un servizio per mantenere una dieta salutare, libera, personalizzata, efficace e per tutti, ma attento a prevenire l’insorgenza di patologie legate all’asse cuore-cervello, e non solo. 

L’idea è piaciuta molto anche a EIT Digital, che ha deciso di finanziare il progetto, insieme ad altri partner italiani ed europei, per realizzare un primo prototipo di questo concept, inserito all’interno di una piattaforma di gioco che incentiva l’uso del servizio e la sua diffusione capillare.

Attraverso il contributo dei ricercatori, sarà possibile anche personalizzare la quantità di nutraceutici in risposta a rischi legati a fattori comportamentali  o esterni, dalla sedentarietà all’inquinamento ambientale. Sta infatti emergendo dalla letteratura scientifica l’influenza di alcune molecole contenute in alimenti nutraceutici (ad esempio la vitamina C contenuta nei broccoli) sui danni provocati dalle polveri fini, di cui le nostre città sono sempre più affette.

In due parole, il tuo epigenetista portatile.

 

Jacopo Agrimi è Dottore in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università di Pisa. Dottorando di ricerca in Medicina Traslazionale, presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Membro del gruppo di ricerca EXTREME presso il CNR di Pisa. Direttore del quotidiano online di psicologia e neuroscienze Criticamente.

Gianluca De Petris è direttore del Joint Open Lab WHITE di Pisa. Laureato in Scienze dell’Informazione, si occupa di ricerca in TIM da oltre vent’anni, come PM di progetti ICT su diversi argomenti, che spaziano dal multimedia fino all’attuale salute e benessere.