- + Text size
Stampa

La neuroetica ci apre a nuove prospettive: scenari in cui le nostre scelte morali, i nostri dilemmi etici, potranno fare affidamento su solide basi scientifiche.

Si tratta di una disciplina che mette al centro di tutto il nostro cervello. Quelli che chiamiamo valori, infatti, potrebbero essere “semplici” risposte fornite dalla selezione naturale che ci ha portato fino a qui. La neuroetica, in qualità di scienza, vuole riportare al centro i fatti. Se approcciato superficialmente, si tratta di un tema che può destare qualche preoccupazione: se approfondito invece, si può intuire come il rigore scientifico possa apportare radicali miglioramenti nella gestione dei conflitti e della sicurezza sociale. In un certo senso, è un’idea estremamente progressista; nessuno nasce cattivo. L’educazione e la società giocano, in questo senso, un ruolo fondamentale.

La distinzione netta tra bene e male potrebbe essere fallace e tendenzialmente illusoria, concetto su cui si è soffermato diffusamente anche Pietro Pietrini, Professore Ordinario di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica e Direttore della Scuola IMT Alti Studi Lucca, ospite della settima Lezione sul Progresso.

Elisabetta Sirgiovanni, ricercatrice presso la Sapienza di Roma, ci spiega in questa video intervista come la neuroetica può aiutarci a comprendere la meccanica dei nostri comportamenti.

Elisabetta Sirgiovanni

Svolge attività di ricerca presso  Sapienza  Università  di Roma, Museo  di Storia  della Medicina. Finalista Fulbright 2016-2017 presso la New York University. Membro  del Consiglio Direttivo  della  Società  Italiana  di  Neuroetica.  Dottore  di  ricerca  in  Scienze  Cognitive, è stata assegnista presso  il CNR e Visiting Scholar presso CUNY (USA) e University of Birmingham (UK). E’ autrice di Tutta colpa del cervello: un’introduzione alla neuroetica (con G. Corbellini, Mondadori 2013), insignito del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2014 e del Premio per la cultura “Mario Tiengo”.