La mobilità del futuro La mobilità del futuro

La mobilità del futuro

Una questione trasversale

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Dall’imminente boom delle vetture elettriche — l’esempio lampante è il pre-ordine di mezzo milione di Tesla Model 3 — all’Internet of Things, dai droni alle auto che si guidano da sole, tutto sembra indicare un deciso cambio di passo nel mondo della mobilità. C’è sempre più bisogno, e si parlerà sempre più spesso, di infrastrutture “smart”. C’è sempre più bisogno, inoltre, di ristrutturare da cima a fondo la complicata routine della maggior parte delle persone, spesso lavoratori — magari in bicicletta — che devono letteralmente avventurarsi in una giungla d’asfalto.

Trovare metodi per alleggerire il traffico insomma è una questione trasversale che occupa l’agenda di diversi governi e istituzioni e le soluzioni a un problema così multi-sfaccettato sono, naturalmente, molteplici. La domanda principale però è: come può aiutarci la tecnologia?

Il futuro della mobilità

Secondo Elon Musk, il CEO di Tesla e SpaceX, la viabilità del futuro potrebbe passare anche da una soluzione apparentemente banale: i tunnel. Più di una volta Musk ha sottolineato l’evidente semplicità dell’idea — i tunnel non sono altro che “buche”. Secondo l’imprenditore sudafricano infatti, quando si ragiona di viabilità e traffico, non si pensa abbastanza tridimensionalmente: se le città più trafficate progettassero decine di livelli di tunnel sotterranei, le congestioni si ridurrebbero drasticamente.
Lo stesso Musk, inoltre, in un paper del 2013, ha introdotto una nuova, stimolante prospettiva nell’ambito del trasporto pubblico: Hyperloop, un mezzo ultra rapido adatto a coprire grandi distanze. Grosso modo, l’idea di Hyperloop è quella di far sfrecciare a 1.200 chilometri orari delle capsule di alluminio nel vuoto pneumatico creato all’interno di un tubo.
Non avendo il tempo materiale per seguire lo sviluppo del progetto in prima persona, Musk ha indetto la SpaceX Hyperloop Competition, affrontata da più di 100 team accademici e vinta — lo scorso 30 gennaio — da un gruppo di studenti del Massachusetts Institute of Technology. Il contest era limitato alla progettazione delle capsule atte a ospitare gli eventuali passeggeri.
Il sogno è collegare Los Angeles e San Francisco con un viaggio di trenta minuti: ciò non toglie che Hyperloop faccia gola anche in Europa.

Vazil Hudak per esempio, il ministro dell’economia slovacco, ha dimostrato un vivo interesse riguardo al progetto: collegare Vienna a Bratislava in otto minuti potrebbe convincere anche i paesi più titubanti. Hyperloop potrebbe riuscire a connettere i principali spazi urbani a velocità e comodità che l’aviazione civile può solo immaginare. È uno scenario che, per ora, rimane sospeso in un futuro a medio termine; SpaceX sta costruendo una pista di prova nei dintorni del suo quartier generale di Hawthorne, California. I vincitori del progetto potranno testare i loro prototipi su un binario di un chilometro e mezzo.

E i droni?

Dal trasporto merci alla sorveglianza, dalle operazioni di salvataggio al monitoraggio in ambito agricolo, gli “aeromobili a pilotaggio remoto”, o droni, fanno sempre più parte delle nostre vite.

Quello dei droni è un mercato in continua espansione. A un mercato in espansione corrisponde un crescente numero di utenti: a un crescente numero di utenti corrisponde un crescente numero di problemi.
La dimensione dei droni (difficile da tracciare via radar), unita alla porzione variabile di cielo dedicata (la quota di volo dipende dalle specifiche tecniche del mezzo), rischiano di compromettere l’elevato grado di sicurezza raggiunto nell’ambito dell’aviazione, civile e non.

La NASA sta cercando una soluzione, lavorando su UTM, Unmanned Aircraft System Traffic Management; un’infrastruttura di sorveglianza che, tra le altre cose, si dovrebbe occupare di avvisare gli operatori di eventuali problemi climatici o di routing. In linea — per ora — teorica, UTM utilizza la rete cellulare per comunicare con gli operatori e sfrutta il GPS in dotazione nei droni per il loro tracciamento. Il sistema di tracciamento e notifica è così ampiamente automatizzato e l’intervento umano dovrebbe verificarsi solo in caso di emergenza.

Questo approccio garantirebbe l’impiego esclusivo di UAS (Unmanned Aircraft System) certificati. L’automazione del processo inoltre, potrebbe garantire vantaggi quali l’auto-configurazione, ottimizzazione e protezione dei mezzi.
In ogni caso, emerge sempre di più l’esigenza di controllare il traffico di droni. Notizie di incidenti e sconfinamenti non sono poi così rare. Esistono perfino dei database che raccolgono un inventario di incidenti domestici.

Amazon, Google e Facebook non sono state a guardare. Amazon Prime Air è il progetto made in Seattle che prevede spedizione e consegna attraverso l’utilizzo di droni. È passato un anno infatti da quando la FAA (Federal Aviation Administration) ha dato il nulla osta all’azienda. Il 2015 è stato anche l’anno dei droni per Facebook, forte del suo “Aquila drone”, un drone alimentato dall’energia solare. Le dimensioni di Aquila drone non sono paragonabili a quelle di un drone qualsiasi (ha la stessa apertura alare di un Boeing 737), e nemmeno le sue mansioni: è un drone nato per diffondere la connessione nelle zone più remote del mondo. Google, da parte sua, sta sviluppando un servizio di consegna rinominato Project Wing. Nonostante il progetto sia stato lanciato in un video su YouTube nel 2014, le notizie a riguardo si sono poi diradate: Google spera di lanciare Project Wing nel 2017.

Il futuro della mobilità è nelle mani delle persone

Rivoluzionare il modo in cui ci spostiamo significa rivoluzionare il modo in cui lavoriamo, viaggiamo, viviamo.
Oggi, l’innovazione più concreta sembra essere strettamente connessa all’idea di condivisione. Abbiamo capito che riempire le città e le autostrade di auto semivuote non fa bene all’ambiente (e, i più maliziosi diranno, al portafoglio). I servizi di car e bike sharing, Uber su tutti, sembrano avere incontrato un bisogno reale del pubblico.
Grazie alla sofisticata tecnologia tascabile di cui siamo ormai dotati, diminuire il traffico e l’inquinamento stradale è alla portata di tutti: per vivere scenari più avveniristici quello che bisogna fare, a quanto pare, è aspettare qualche anno.