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Crowdfunding

La raccolta fondi nell’era digitale

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Dall’inglese crowd=folla e funding=finanziamento, il crowdfunding indica un finanziamento collettivo. Si tratta di un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni.

La rete, quella complicata struttura che ci connette con milioni di persone sparse per il mondo, quel complesso sistema che ci permette di condividere una foto nello stesso istante in cui viene scattata, è anche il sistema che da qualche anno permette la raccolta di fondi e finanziamenti attraverso i propri contatti.

Un sogno, un progetto, un obiettivo da raggiungere, viene condiviso attraverso la rete e viene supportato dalla folla. Ma come è possibile?

Come funziona il crowdfunding

Tutti noi, chi più, chi meno, raccontiamo la nostra vita e quello che facciamo sui Social Network. Perché non usare questa preziosa rete di contatti anche per finanziare i nostri progetti?

Un progetto piccolo, come pubblicare un libro, o un grande progetto come poter aprire un’azienda di successo, possono essere finanziati raccogliendo fondi attraverso la rete grazie al crowdfunding.

Col crowdfunding c’è chi ha raccolto fondi per restaurare opere, c’è chi ha ottenuto i soldi necessari per girare un film, c’è chi ha realizzato un sogno e c’è chi la organizzato il proprio matrimonio. Proprio così, perché lo scopo del crowdfunding è quello di chiarire per quale motivo si vogliono raccogliere fondi, rendere partecipi tutti dichiarando le proprie intenzioni e coinvolgere il popolo del web.

Ma perché qualcuno dovrebbe finanziare il progetto di qualcun altro?

Angelo Rindone, di Produzioni dal basso, la più antica piattaforma italiana di crowdfunding nata nel 2005, spiega: “intanto facciamo chiarezza. Ci sono molti tipi di crowdfunding: il più diffuso in Italia è il crowdfunding reward, che serve a finanziare progetti ben circoscritti, dando qualcosa in cambio per premiare il finanziatore: per esempio un libro, un dvd, i biglietti per uno spettacolo, l’abbonamento a una rivista. Nella maggior parte dei casi, il premio è l’oggetto, il libro, il film che si vuole realizzare con i soldi raccolti in crowdfunding. E questo è uno dei motivi che invogliano le persone a finanziare: perché sono interessate al prodotto. Un altro motivo, altrettanto importante per chi usa la piattaforma di Produzioni dal Basso, è perché credono nel progetto, ritengono che abbia un valore sociale al di là dell’oggetto che li ricompensa”.

Operativamente come funziona? Il meccanismo è molto semplice:

  • si sceglie una piattaforma di crowdfunding (in Italia ce ne sono 41 attive e 13 in fase di lancio) e si racconta l’idea che si intende realizzare
  • si stabilisce quanti soldi servono e in quante quote vengono suddivise. Chi è interessato a finanziare prenota le sue quote ma nella maggioranza dei casi non paga nulla finché il progetto non è stato completamente finanziato, solo allora dovrà versare quanto pattuito attraverso un bonifico, la carta di credito o paypal.

Piattaforme e diversi modelli di crowdfunding

Le piattaforme di crowdfunding sono siti web per facilitare l’incontro tra la domanda di finanziamenti da parte di chi promuove dei progetti e l’offerta di denaro da parte degli utenti. Le piattaforme di crowdfunding si possono distinguere in:

  • generaliste, che raccolgono progetti di ogni area di interesse
  • verticali (o tematiche), specializzate in progetti di particolari settori.

Le piattaforme si suddividono anche a seconda del tipo di modello di crowdfunding che applicano in:

  • donation based: piattaforme in cui è possibile fare donazioni per sostenere una determinata causa o iniziativa, senza avere nulla in cambio (ad esempio se si finanzia una campagna elettorale)
  • reward based: si partecipa al finanziamento del progetto in cambio di un premio, un riconoscimento non in denaro (ad esempio si finanzia uno spettacolo teatrale e si riceve in cambio un biglietto per lo spettacolo). Ad oggi è il modello più diffuso
  • social lending o peer to peer lending: utilizzato per realizzare prestiti tra privati, ricompensati con il pagamento di interessi
  • royalty based: si finanzia un’iniziativa e si viene ripagati con i profitti della stessa
  • equity based: quando tramite l’investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso, la “ricompensa” per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione all’impresa. 

Il crowdfunding in Italia: il primo l’unico Paese con una disciplina ad hoc

L’Italia è il primo Paese europeo ad avere una normativa per disciplinare l’equity crowdfunding. Contrariamente negli altri Paesi i portali di crowdfunding vengono equiparati ad applicazioni già esistenti (pubblico risparmio, servizi di pagamento).

Questa differenza nasce in risposta alla crisi che ha colpito il nostro paese nel 2008, crisi che ha colpito in particolare le piccole-medie imprese e le imprese neo costruite, meglio conosciute come start up. Proprio ad un tipo particolare di start up, quelle innovative, sono state dedicate alcune norme introdotte dal decreto legge n. 179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221) recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (noto anche come “Decreto crescita bis”).

Il titolo “Decreto crescita bis” è stato utilizzato con lo scopo di fornire uno stimolo alla crescita economica del nostro Paese.

Nel complessivo disegno del legislatore, l’equity crowdfunding è visto come uno strumento che può favorire lo sviluppo delle start-up innovative attraverso regole e modalità di finanziamento in grado di sfruttare le potenzialità di internet e può stimolare, quindi, la crescita del paese.

Il Decreto ha delegato alla Consob il compito di disciplinare alcuni specifici aspetti del fenomeno con l’obiettivo di creare un “ambiente” affidabile in grado, cioè, di creare fiducia negli investitori. La Consob ha adottato il nuovo regolamento il 26 giugno 2013.