Dislessia: non restiamo fermi Dislessia: non restiamo fermi

Dislessia: non restiamo fermi

XV Congresso Nazionale Associazione Italiana Dislessia

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Il 15 e 16 maggio si è svolto il XV Congresso Nazionale Associazione Italiana Dislessia presso il Centro Congressi Università Federico II Monte S. Angelo di Napoli

I disturbi specifici dell'apprendimento (DSA dislessia, disortografia, discalculia, disgrafia) sono quei disturbi costituzionali, di origine neurobiologica, che rendono difficoltoso l'apprendimento della lettura, della scrittura o del calcolo in bambini molto intelligenti e che non hanno disturbi di altro tipo

OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità

Il fenomeno

In Italia, la dislessia è poco conosciuta anche se il 4,5% della popolazione in età scolastica (fascia della Scuola Primaria e Secondaria di primo grado) ne soffre.

È un fenomeno che rientra tra i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). Il soggetto che soffre di dislessia ha difficoltà a leggere velocemente e correttamente e ad elaborare e comprendere quello che legge. Non è causata né da deficit di intelligenza, né da problemi ambientali, psicologici o traumatici, il bambino può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacità e le sue energie, non riuscendo a farlo in modo automatico.

Esistono però diversi tipi di dislessia:

  • di origine genetica: causata quindi dalla trasmissione di certi geni. Circa il 40% dei ragazzi dislessici hanno in famiglia un'altra persona con disturbi di apprendimento.
  • dislessie acquisite: causate da una specifica lesione cerebrale, di dimensioni anche ridottissime, che vanno ad interrompere una o più delle principali vie nervose. In questo caso si distinguono le dislessie di origine fonologica (deficit nella componente fonologica del linguaggio) e quelle di origine visiva (difficoltà di elaborazione e riconoscimento dell'immagine che arriva al cervello, ad esempio per i gruppi "p b d q", "s z" ed "a e", ma anche le cifre come "2 5" o "6 9").

La dislessia, se non identificata in età scolastica, può portare serie conseguenze: è sufficiente un controllo di una persona esperta (psicologo, logopedista, optometrista, pediatra, etc) per capire l’entità del problema ed intervenire. La valutazione è necessaria per sottoporre il bambino ad un processo d’apprendimento personalizzato, perché se seguisse il processo usuale rischierebbe un grande dispendio di energia e concentrazione per ottenere i risultati che per i suoi compagni e per l'insegnante sono quasi banali. 

L’aiuto per i bambini dislessici

Intervenire precocemente e rafforzare le capacità mentali mancanti, è il rimedio migliore per evitare conseguenze gravi.Se curato in età scolare, si evita al bambino il bisogno di insegnanti di sostegno e si assicura uno stile di vita normale in età adulta.

Se un genitore o un insegnante sospetta di trovarsi di fronte ad un bambino dislessico, deve chiedere al più presto l’intervento di un professionista.

La diagnosi, fatta da specialisti esperti mediante specifici test, permette di capire finalmente che cosa sta succedendo per evitare gli errori più comuni come, ad esempio, colpevolizzare il bambino e attribuire la causa a problemi psicologici.

I bambini a cui è stata diagnosticata la dislessia possono essere aiutati in diversi modi:

  • un processo di apprendimento personalizzato e realizzato ad hoc, studiato dalle insegnanti con alcuni semplici provvedimenti di modifica della didattica: la concessione di tempi più lunghi per lo svolgimento di compiti o l'uso della calcolatrice e/o del computer
  • le sedute con un logopedista, se la dislessia coinvolge aspetti fonologici, quali ad esempio la pronuncia non differenziata di alcuni grafemi come la v e la f
  • le sedute con un optometrista, se la dislessia coinvolge aspetti visivi come l'orientamento dei grafemi o la comprensione di un testo scritto.

Il congresso

Come ogni anno anche quest’anno si svolgerà l’annualeCongresso Nazionale AID – Associazione Italiana Dislessia. Il 15 e il 16 maggio, a Napoli, ci sarà un confronto per valutare l’impatto della Legge 170/2010 (la legge che riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento), cinque anni dopo la sua entrata in vigore.

AID vuole confermare il proprio autorevole ruolo nel dialogo con le istituzioni nazionali, mettendo in risalto buone prassi e proposte di intervento affinché la legge possa trovare un ulteriore slancio e continui a essere una risorsa non solo per i soggetti con DSA e per le loro famiglie, ma anche per la Società superando le questioni irrisolte in campo scolastico, sanitario, sociale e lavorativo.

Fondazione Telecom Italia e AID: 5 anni insieme

Il 3 marzo 2010 il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Maria Stella Gelmini, l'allora Presidente di Fondazione Telecom Italia Joaquìn Navarro-Valls e il Presidente dell'Associazione Italiana Dislessia Rosabianca Leo hanno firmato un Protocollo d'Intesa finalizzato a realizzare dei progetti operativi per riconoscere precocemente e combattere la dislessia nelle scuole italiane.

Fondazione Telecom Italia, fedele al Protocollo e impegnata a combattere questo tipo di disturbo, negli ultimi anni si è impegnata per realizzare diversi progetti e sta continuando a farlo con nuove iniziative che partiranno a breve.