Menu

Giuseppe Recchi

16/01/2017 - 13:15

- + Text size
Stampa

Da aprile 2014 Giuseppe Recchi è Presidente Esecutivo di Telecom Italia, dopo aver ricoperto lo stesso ruolo in Eni dal 2011.  

Giuseppe_Recchi_1

Telecom Italia ha l'ambizione di guidare il progresso industriale del nostro Paese, perchè stiamo vivendo un momento straordinario di incredibili opportunità che la tecnologia offre. Milioni di persone potranno parlare tra loro, miliardi di dati potranno essere scambiati grazie alle nostre infrastrutture

Giuseppe Recchi, Presidente Esecutivo di Telecom Italia

È nato a Napoli nel 1964.

È Presidente Esecutivo di Telecom Italia da aprile 2014 e Presidente della Fondazione TIM, prima denominata Telecom Italia, da luglio 2014.

È stato Presidente di Eni dal 2011 al 2014.

È Consigliere di UnipolSai Assicurazioni SpA.

È inoltre componente del Consiglio Generale di Confindustria dove ha fondato il comitato per l'attrazione per gli investimenti esteri in Italia. Fa parte del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Italiano di Tecnologia, del Comitato per la Corporate Governance  e del Consiglio Direttivo di Assonime.

È Chair della Task Force on Improving Transparency and Anti-Corruption del B20.

È stato fino al 1999 imprenditore con l'Impresa Recchi Costruzioni Generali, gruppo attivo in 25 Paesi nel settore delle costruzioni di grandi infrastrutture pubbliche, passando molta parte della sua vita professionale negli Stati Uniti.

Nel 1999 entra in General Electric (GE): nel corso degli anni, ricopre numerosi incarichi negli Stati Uniti e in Europa tra cui Direttore di GE Capital Structure Finance e responsabile dell'M&A in EMEA.

Fino a maggio 2011 è stato Presidente e Amministratore Delegato di GE South Europe.

È stato Consigliere di Exor SpA, membro dell’European Advisory Board di Blackstone, componente dell’Advisory Board di Invest Industrial (private equity) e del Massachusetts Institute of Technology E.I. Advisory Board. Professore a contratto di Corporate Finance presso l’Università di Torino negli anni 2004-2006, è laureato in ingegneria al Politecnico di Torino.

 

Aggiornamento: aprile 2016

 

«La storia di Roma e i registi da Oscar
Così rinasce il Mausoleo di Augusto»

Recchi, numero uno di Telecom: le immagini scorreranno sulle pareti della tomba ristrutturata.

di Sergio Rizzo


Esperienza unica, l’ascensore di Ground Zero. Mentre sali scorre sulle pareti la storia per immagini di Manhattan, dalle paludi sull’Hudson alle Torri gemelle e oltre. Filmato visibile su Youtube. Dice Giuseppe Recchi: «Immaginate uno spettacolo simile su un percorso orizzontale, immenso e circolare, a Roma. E non in un posto qualsiasi, ma dentro il Mausoleo di Augusto». La tomba antica più grande dell’umanità dopo le piramidi. Da quando Benito Mussolini decise di scoprirla abbattendo l’auditorium che stava sopra, giaceva in uno stato di quasi abbandono e negli ultimi anni di abbandono totale. Finché qualcosa è cambiato.

 

C’è voluta forse la figuraccia dell’estate 2014, quando il bimillenario della morte del primo imperatore di Roma è naufragato nel pantano di una condotta sfasciata. Ma soprattutto è servito l’impegno delle persone di buona volontà. Non senza un brivido. Perché, causa burocrazia, si è corso il rischio che il finanziamento di 6 milioni concesso dalla Fondazione Tim quando c’era al Comune Ignazio Marino, essenziale per il restauro del monumento, andasse perduto. Scampato il pericolo, ecco finalmente i ponteggi, la bonifica dell’area, e i restauratori ingaggiati dalla Sovrintendenza capitolina di Claudio Parisi Presicce. E se tutto andrà per il verso giusto, fra 800 giorni dovrebbe essere un film diverso: garantisce il presidente di Telecom Italia e Fondazione Tim. 

 

Un film, Recchi? 
«Un’esperienza multimediale. Sulle pareti interne del Mausoleo di Augusto scorreranno le immagini di Roma dai tempi antichi ai giorni nostri. Questo immenso catino circolare che in duemila anni ha visto di tutto sarà la porta ai consumi culturali della città. In venti minuti chi vi entra sarà immerso nella storia più sensazionale dell’umanità, e verrà indirizzato con meccanismi interattivi verso tutto ciò che quella storia racconta: la Roma imperiale, i segni della cristianità, il barocco…». 

Che la storia di Roma sia sensazionale non c’è alcun dubbio. Ma in venti minuti? 
«Si può fare. Soprattutto se quei venti minuti sono fatti da registi italiani che hanno vinto l’Oscar».

Chi di loro? 
«Stiamo negoziando. Non dimentichi la musica. Ci saranno sorprese anche lì».

Buona fortuna. Ci vorranno altri denari. 
«Due milioni, oltre ai sei per il restauro: abbiamo un accordo anche sulla valorizzazione del Mausoleo. Quando passo in largo di Torre Argentina, dove avvenne l’omicidio di Cesare, penso a quale spettacolarizzazione fantastica si sarebbe fatta in un analogo sito a New York. Ora invece delle code di turisti ci sono quelle dei gatti». 

Ora nemmeno più. E poi Roma non è New York. 
«Eppure avremmo molto da imparare. In America persino un circo è stato trasformato in un’azienda, Cirque du soleil, che genera ricchezza infinita».

Sa che la nuova giunta comunale è contro la mercificazione culturale? 
«L’Italia ha una potenza narrativa unica che non ha bisogno di animali ammaestrati. Quest’anno i musei italiani hanno aumentato i ricavi ma credo che non siamo neppure al 10 per cento di ciò che potremmo esprimere come offerta turistica. Che poi vuol dire più soldi per aprire più siti al pubblico. È mercificazione?».

Veniamo al sodo. Cosa ci guadagnate dando 8 milioni per il Mausoleo di Augusto? 
«L’orgoglio di aiutare a restituire al pubblico, con il progetto seguito da Luca Josi, uno dei monumenti chiave della storia dell’umanità». 

Soldi, pubblicità, che altro? 
«Soldi, zero: l’accordo prevede solo una partecipazione al fatturato tale da consentirci di rientrare dell’investimento. Abbiamo l’ambizione di cambiare le modalità di fruizione del patrimonio culturale italiano avvicinandolo ai nuovi pubblici. La Fondazione Tim è una grande opportunità: ne abbiamo concentrate le risorse in progetti significativi dove l’utilizzo delle tecnologie digitali fa la differenza, sostituendo la logica della sponsorizzazione con l’idea di creare imprese non profit, ma autosostenibili e competitive». 

La pubblicità è l’anima del commercio, dicono. 
«Non è questo il caso. Il nostro è un atto, chiamiamolo così, di mecenatismo puro. Tim ha il privilegio di essere l’azienda trainante per lo sviluppo della cultura digitale del Paese».

Ricordiamo sempre che si parla di un’azienda nell’orbita francese. Curioso, no?
«Dalla nomina di questo consiglio Tim è un’azienda in trasformazione che, sia per le dimensioni come per le competenze che riunisce e il capitale umano che attiva, è strutturalmente parte del sistema Italia».

Giuseppe Recchi parla dell’impegno del Gruppo per la tutela dei Diritti Umani (novembre 2015)

Giuseppe Recchi intervistato al Forum Ambrosetti (4-5-6 settembre 2015)

Giuseppe Recchi parla del futuro di Telecom (15.07.2015)