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La moltiplicazione delle prese

06/06/2008 - 00:00

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All’inizio degli anni Sessanta, nell’Italia del “boom” economico, la diffusione del telefono colorato può essere considerato una spia di quei mutamenti di gusto e di costume che si andavano affermando in una società un cui il “consumismo” andava prendendo forma.

In poco meno di un decennio, dal 1954 al 1963, gli abbonati al telefono erano passati da un milione e mezzo (di cui 931.000 privati) a circa quattro milioni. A questa crescita corrispondeva la progressiva perdita di centralità, nell’abitazione, del più comune telefono nero fissato sulla parete o poggiato su un ripiano del corridoio o dell’ingresso.
Nel 1962 in un opuscolo pubblicitario della Società italiana telecomunciazioni Siemens, diffuso per illustrare l’offerta diversificata dei nuovi apparecchi telefonici “unificati” disponibili in diversi colori (avorio, giallo, celeste, rosso, verde, girgio bicolore), così vennero presentati all’utente i nuovi prodotti:
“Quando entriamo in una casa, l’arredamento ci fornisce la prima impressione sul gusto e sulla personalità di chi vi abita. Ogni particolare, anche minimo, contribuisce all’armonia dell’insieme e non deve esserere trascurato da chi ambisce avere una abitazione piacevole ed accogliente. A questa esigenza non può sottrarsi il telefono, prezioso elemento di legame col mondo esterno, la cui presenza oggi non solo è necessaria in ogni casa, ma spesso anche nei diversi ambienti di una stessa abitazione.”

Verso la fine degli anni Sessanta si diffuse l’abitudine di avere più spine telefoniche all’interno dello stesso appartamento. Il telefono nero tendeva oramai a scomparire, mentre architetti e costruttori avevano cura di predisporre tutti gli ambienti, delle nuove o ristrutturate abitazioni, almeno un punto telefono.
Dalla primavera del 1967 s’intensificò l’impegno della SIP, allora unico gestore telefonico nazionale, nei confronti della moltiplicazione degli apparecchi domestici con l’avvio della campagna promozionale caratterizzata dallo slogan “Un telefono al guinzaglio”.
Come veniva illustrato negli opuscoli e nelle pubblicità diffuse in quegli anni, l’offerta dei telefoni addizionali comprendeva il più classico apparecchio “Unificato”, “adatto a ogni ambiente, dall’ingresso, al tinello, alla cucina, alla biblioteca”; lo snello e aggraziato Lillo, “particolarmente indicato per salotto e sala da pranzo”; i più originali Grillo ed “Ericofon”, “consigliati per design e ingombro minimo”, adatti alla camera da letto o ovunque si dovesse “lasciare un minimo spazio”.
La campagna si articolò con inserzioni sulla stampa periodica, sui più noti rotocalchi d’informazione e femminili e su riviste d’arredamento. Fu prodotto cortometraggio pubblicitario nelle sale cinematografiche e furono affissi manifesti stradali nelle grandi città.
Nel 1969 gli abbonati SIP erano quasi raddoppiati dall’inizio del decennio e superono i 6 milioni, mentre un’abitazione su 8 disponeva almeno di un secondo apparecchio telefonico.

La diffusione delle “spine” e il possesso di più telefoni corrispondeva certo ad un aumento del tenore di vita medio degli italiani, ma anche a mutamenti nel costume, nei modi di comunicare, nel modo di vivere gli spazi domestici, nei rapporti fra le generazioni e fra i generi.
Un telefono in stanze diverse significava, infatti, anche maggiore privacy per i vari componenti della famiglia, compresi gli adolescenti.
Si trattava, dunque, di un primo passo verso l’affermazione dell'idea del telefono come strumento “individuale” e “personale” di comunicazione, cosa che si realizzerà solo con la diffusione dei cellulari a partire dagli anni Novanta.