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Gli operai di linee: i guardiafili

19/01/2009 - 00:00

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Alle sette entravano le operatrici dei centralini, alle otto gli operai, alle otto e mezzo gli impiegati, alle ventidue era la volta dei notturnisti che occupavano i posti delle “signorine” fino al giorno dopo.
Dei  “notturinisti” non c’è traccia nei principali dizionari della lingua italiana, anche se il termine è del tutto ordinario nella lingua comune per indicare quei lavoratori che svolgevano il turno di notte, nelle fabbriche a ciclo continuo come  anche nelle società telefoniche. Erano dipendenti maschi.
La rigida suddivisione di genere tra operatrici telefoniche diurne e notturnisti rispondeva agli obblighi previsti sin dalla legge n. 818 del 10 novembre 1907 – il primo Testo Unico emanato in Italia per difendere le donne da condizioni di sfruttamento sul lavoro -, che vietava o comunque limitava il lavoro notturno femminile.

Dal 1907 al 1977: leggi,  contratti e divisione per genere

Nel settore della telefonia, le prime direttive con valore di legge, elaborate sulla base di una contrattazione nazionale fra aziende private e sindacati, ed entrate in vigore il 19 aprile 1922, includevano esplicitamente la limitazione del lavoro femminile notturno indicando che: “il lavoro notturno non potrà essere disimpegnato da personale femminile che in via eccezionale e quando sia impossibile prevedere altrimenti”. I documenti allegati a quelle disposizioni dimostravano, tuttavia, che l’uso “eccezionale” era una pratica presente almeno in alcune società del Nord Italia, come ad esempio quelle che operavano per le reti di Cremona e Mantova, dove il servizio di commutazione notturna veniva svolto da una donna. In altre società, invece, operavano già i telefonisti notturni, inquadrati contrattualmente nella categoria degli operai, mentre le operatrici diurne erano nella categoria “telefoniste e contabili”. E’ quanto risulta, ad esempio, per la rete telefonica di Casale, in Piemonte, gestita dalla Società “Ing. Bormida”.
Il termine “notturnisti” compare nel  Contratto collettivo TETI del 1934: il personale di commutazione è diviso tra “Operatrici” e “Telefonisti notturni”, per i quali  nel corso del testo viene utilizzato il temine “notturnisti”. Anche nel contratto collettivo STIPEL del 1945  si fa riferimento ai “notturnisti” inquadrati fra il “personale di commutazione e servizi speciali” nella categoria 3-A1, insieme agli amministrativi e dattilografi. Chi lavorava di notte aveva una maggiorazione dello stipendio del 30% rispetto a chi lavorava di giorno.

Una svolta decisiva fu la legge n. 903 del 9 dicembre 1977 secondo la quale si rese obbligatoria la parità di trattamento sul lavoro tra uomini e donne.  Anche le donne avrebbero potuto lavorare di notte, percependo le stesse retribuzioni degli uomini.

I notturnisti supplenti: studenti e impiegati

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta tra i notturnisti si poteva riscontrare la presenza di molti studenti universitari, soprattutto tra coloro che erano assunti con la qualifica di “notturnisti supplenti”, il cui orario di lavoro era limitato a due ore, dalle 22 alle 24, l’ultima fascia oraria che registrava ancora un flusso consistente di chiamate in centrale e che richiedeva quindi una maggiore presenza di personale.
Come risulta dalle carte Stipel, il notturnista supplente, assunto per 2 ore al giorno, veniva ricercato preferibilmente tra studenti universitari, alla ricerca di un part time per mantenersi agli studi, e  tra gli impiegati di ruolo dello Stato, che avevano così la possibilità di arrotondare lo stipendio. Ricorrendo a chi era già impiegato, l’azienda era esonerata dall’obbligo di versare i contributi INPS, INAM e INA-Casa.
Il livello di istruzione dei notturnisti era dunque piuttosto elevato. Ad esempio, negli anni 1960-1961, da un’analisi delle domande di assunzione presso la centrale interurbana di Torino,  su 33 aspiranti notturnisti, con un’età media di circa 23 anni, tutti i candidati, tranne uno, risultavano in possesso del diploma di scuola media superiore, e ben nove di essi dichiaravano di frequentare l’università.
Alle figure del notturnista ordinario e del supplente si aggiungeva, quella dei “notturnisti complementari”, destinati a sostituire i titolari.

Al centralino, ma non solo

I “notturnisti”, come le operatrici telefoniche diurne, erano l’elemento centrale dei servizi legati alle comunicazioni interurbane (fino al 1970, anno in cui fu completata la teleselezione nazionale) e  ai “Servizi speciali” (sveglia, ora esatta, informazioni elenco abbonati, chiamata taxi, informazioni sportive, ecc..),  in rapida espansione a partire dagli anni ’50.  Inoltre, venivano impiegati per il quotidiano lavoro di aggiornamento degli elenchi telefonici: ogni notte, sulla base di un documento stilato manualmente e fornito dall’allora «commerciale», i notturnisti  dovevano cancellare dall’elenco base gli utenti traslocati o cessati e compilare contemporaneamente un nuovo elenco «aggiuntivo» contenente le nuove posizioni. Tutto ciò fino alla fine degli anni Sessanta, quando gli archivi cartacei furono sostituiti da un sistema automatico prima ed informatizzato poi.
A Torino, nel 1960, se di giorno le telefoniste addette alla commutazione erano 187 e 133 quelle dei Servizi speciali, di notte nell’intera centrale operavano 33 notturnisti impegnati in tutte le mansioni sopra descritte.

Fonti di riferimento

  • Voi dormite, Stipel lavora”, “Selezionando. Stipel Telve Timo” a. IX, luglio 1958
  • R. Sibona, Così funziona il 12,  “Selezionando SIP”, n. 1, 1990
  • I Telefonici dipendenti da società concessionarie. Raccolta di leggi, disposizioni, regolamenti, norme per la previdenza, tabelle paga, a cura del rag. Ettore Gaetani segretario generale della Federazione Italiana Telefonici Sociali, Milano, marzo 1925 (Fondo Viglongo)
  • Contratto collettivo aziendale di lavoro da valere per i lavoratori dipendenti dalla Società telefonica Stipel, Tip. Del Signore, Torino, 1945 (Fondo Goi)
  • Contratto collettivo aziendale di lavoro per i lavoratori della Stipel-Società telefonica interregionale piemontese e lombarda, rinnovato ed integrato con l’accordo sindacale del 23 marzo 1961, [Torino, 1961] (copia riprodotta dall’Archivio SLC/CGIL di Torino)
  • CSS Carte Sociali Stipel, n. 122 e n. 129 (Fondo CSS)