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Panda per un giorno

23/11/2016 - 10:00

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Sulla strade oggi sono 5,7mila le nostre Panda, su quasi 12mila mezzi destinati alla installazione, manutenzione e assistenza delle infrastrutture e dei servizi di telecomunicazione.

Utilizziamo anche altre macchine, più vicine ai veicoli industriali, come il Doblò, il Fiorino della Fiat e il Caddy di Volkswagen. Ma è la Panda, questa piccola utilitaria, che riporta alla mente dei più l’attività dei nostri tecnici.

Ogni Panda ha la sua cassetta degli attrezzi: cacciaviti, trapano, martello; strumentazione elettronica: modem, tester per la misurazione della tensione elettrica e del cablaggio; abiti e accessori: guanti, casco e stivali di protezione. La macchina viene controllata ogni mattina per esser certi di avere a disposizione tutto il materiale necessario prima di presentarsi, alle 8,30, al primo appuntamento e si aggiunge o toglie qualcosa in base agli interventi previsti, per esempio non sempre è necessario portare anche la scala.
Alla guida ci sono più di 9mila tecnici per gli interventi di installazione e assistenza. Ne eseguono quasi 5,4 milioni l’anno.
Sono distribuiti su tutto il territorio ma, allo stesso tempo, pronti ad una presenza più forte nei grandi centri urbani. La loro giornata si apre guardando sull’App dello smartphone le attività assegnate. Ogni tecnico percorre circa 1.180 km in media al mese.
Digital Smart City

Un team di oltre 19mila persone

Scopri di più su Open Access,  gli uomini e le donne di TIM che progettano e realizzano infrastrutture di rete, attivano nuove connessioni e nuovi servizi, offrono assistenza tecnica.
Ne è passato di tempo da quando negli anni ’20 i veicoli delle prime società telefoniche percorrevano le nostre strade.

DAl nostro archivio storico

Guarda la fotogallery degli automezzi usati dagli anni 20 agli anni 2000.

I tecnici, cosa fanno esattamente? Se pensate che un tecnico alla porta di casa sia segno di un guasto, vi sbagliate. Più della maggioranza delle visite, il 55%, è per l’installazione di un servizio. Oggi infatti la digitalizzazione delle infrastrutture di rete ci permette di localizzare e risolvere a distanza ben il 68% dei guasti.   

Molti di noi, anche se non “super tecnologici”, sanno configurare un modem per il servizio Adsl (la tecnologia che porta la banda larga sulla rete in rame). Ma ci sono nuovi servizi per i quali è necessario l’aiuto del tecnico.
Per esempio, per l’attivazione della fibra in casa, FTTH – Fiber to the home, il loro ruolo è fondamentale. E’ preceduto dalla progettazione sulla rete che raggiungerà il cliente, per individuare gli elementi necessari e la configurazione dei servizi Dati e VOIP (la voce su internet). Poi tocca a lui costruire l’impianto attraverso cui la fibra passa dalla base del palazzo alla casa del cliente, il cosidetto “verticale” e, portata la nuova rete dentro l’abitazione, configurare gli apparati collegati e infine collaudare il tutto.
Diverso è il caso della fibra offerta con la tecnologia  FTTCab – Fiber to the cabinet (l’armadio stradale vicino alla abitazione). Il cliente, se desidera fare da sè, riceve a casa il kit con il router, il cordless e le spiegazioni  per installare da sé il router e poi chiamare il servizio clienti, informando di aver predisposto l’impianto. Ma il servizio non sarà attivo senza l’intervento del tecnico, questa volta non a casa ma sull’armadio stradale, per collegare la linea del cliente alla fibra.
A ottobre 2016, la nostra rete in fibra ha raggiunto 13,6 milioni di unità immobiliari  con la tecnologia FttC e 785mila abitazioni con le tecnologie  FttH e FttB.

Va anche detto che gli interventi vengono effettuati non solo per i nostri clienti ma anche per quelli degli altri operatori.

Perchè, per usare le parole dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, abbiamo “un significativo potere di mercato nel settore dell’accesso alla rete fissa”, in altre parole la nostra quota di linee fisse è più alta di quella degli altri operatori. Quindi, con l’obiettivo di garantire la concorrenza, dobbiamo mettere a disposizione, cioè vendere all’ingrosso, i servizi di accesso alla nostra rete, sia in rame che in fibra, permettendo così anche agli altri di avere un portafoglio tecnicamente e economicamente simile al nostro. E seguire la realizzazione dell’impianto sulla rete, acquistato dagli altri operatori, richiede alle volte anche la nostra presenza nelle abitazioni, per esempio per il collaudo finale.
In pratica i servizi degli altri operatori -  se non vogliono costruire una rete tutta propria - si basano su un mix di infrastrutture.
Acquistano uno dei nostri diversi servizi wholesale di accesso alla rete e li combinano con le loro infrastrutture (centrali, componenti elettroniche, reti di lunga distanza, ...). Ad esempio un operatore può decidere di acquistare il tratto di rete in rame che va dalla casa del cliente all’armadio stradale e collegarlo alla propria infrastruttura. Un altro, invece, il servizio VULA (Virtual Unbundling Local Access) sulla rete in fibra e in questo caso siamo noi a trasportare e consegnare alla centrale dell’operatore  il traffico voce e dati in uscita dal suo cliente.
E’ sempre stato così? No, il settore delle telecomunicazioni viene liberalizzato e regolamentato nel 1998 in tutta Europa.
Anche negli altri paesi la Commissione Europea ha chiesto regole per agevolare la competizione e alcuni obblighi di apertura della rete di accesso  per gli operatori con un significativo potere di mercato, tipicamente i vecchi monopolisti. Quindi, tranne pochissime eccezioni, France Telecom, oggi Orange, Deutsche Telekom e gli altri ex-monopolisti hanno, come noi, queste regole.